Book 3
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« Non dobbiamo adunque, fidandoci alla pena di morte come a sicuro mallevadore , prendere una cattiva risoluzione ; nè mettere ili disperanza i ribelli, come se non vi sia per esser luogo a pentimento che quasi in sulT istante cancelli il loro fallo. Perocché osservate che, nel caso mio, una città anche ribellata, se conosca di non poter prevalere, verrà a’ patti in istato tuttora da rifarci le spese, e da pagare il tributo all’avvenire : ma nell’altro caso, qual città pensate voi che non volesse rinforzare i suoi presenti apparecchi, e durar sino all’ultimo nell’assedio , ove importi lo stesso il presto o tardi comporsi ? E come non sarebbe egli allora nostro danno (attesa l’impossibilità d’accordarsi ) lo spendere rimanendo all9 assedio, conseguire deserta quella città che espugnassimo , e cosi rimaner privi della rendita che in seguito ci sarebbe pervenuta , e dove consiste il nerbo delle nostre forze contro i nemici ? Cosicché non dobbiamo esser giudici esatti dei delinquenti a danno nostro , più presto che vedere come, castigandoli moderatamente, possiamo in avvenire servirci di quelle città potenti per copia di denaro ; e però brigarci di tenerle guardate non colla severità delle leggi, ma colla soprawegghianza delle loro azioni. Noi però adopriamo tutto il contrario ; avvegnaché , se soggioghiamo un popolo libero e dominato per forza, il quale siasi ribellato per ricuperare (come è naturale) la propria independenza, reputiamo che convenga punirlo atrocemente : mentre vuoisi non severamente punire gente libera quando siasi già ribellata , ma severamente guardarla innanzi che si ribelli, ^prevenirla, in modo che ciò non per le venga in pensiero ; e ridotta ohe l’abbiamo in poter nostro, imputarglielo a colpa il men possibile.