Book 3
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Agli altri però mandati da Pachete in Atene come colpevolissimi della ribellione diedero gli Ateniesi la morte secondo il parere di Cleone : ed erano poco più di mille. Demolirouo altresì le mura di Mitileue, e ricevettero la consegnazione delle navi : quindi, invece di imporre tributo ai Lesbii, ne divisero in tremila parti il territorio (eccetto quello dei Metimnei ) , e ne scelsero trecento da consacrarsi agli Dei : al possedimento delle altre mandarono quei de9 loro cittadini a’ quali erano toccate in sorte. Ma gli abitanti di Lesbo si tassarono di pagare ad essi ogni anno per ciascuna parte due mine , e coltivarono da sè il terreno. Ebbero gli Ateniesi per dedizione anche i castelli sulla terraferma de’quali eran padroni i Mitilenei, che di poi furono obbedienti ad Atene. Così passarono le cose di Lesbò.
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Nella medesima estate , dopo la presa di Lesbo, gli Ateniesi condotti da Nicia figliolo di Nicerato portaron la guerra a Minoa , isola situata di faccia a Megara , ove i Megaresi avevano fabbricata una torre che serviva loro di fortezza. Intendeva Nicia che gli Ateniesi avessero quivi un presidio in osservazione meno lontano che da Budoro e da Salamina ; che i Peloponnesi non potessero da quel luogo correre , come prima, furtivamente il mare collo spedir fuori triremi e corsari ; e che nulla si potesse introdurre a’ Megaresi dalla parte di mare. Adunque prima di tutto espugnò con macchine due torri in sul mare che sporgeano in fuori da Nisea , e rese libero alle sue navi il corso tra Nisea e l’isola. Intanto edificava un riparo di mura dalla parte di terraferma , per dove mediante un ponte attraverso il pantano recavasi soccorso all’ isola stessa che ne è poco distante. Ultimato in pochi giorni questo lavoro , fabbricò anche poi nell’ interno dell’isola un forte per lasciarvi presidio , e parti con l' armata.