Book 6
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Le quali cose considerando il popolo ateniese, e rammemorandone tutte le circostanze che sapeva d’udita, era allora fiero e sospettoso con gl’imputati della profanazione dei misteri, e credeva tutto ciò essersi commesso per cospirazione di stabilire l’oligarchia od anche la tirannide. E adirati come erano per questo appunto, avevano già nelle carceri molti e de’più reputati cittadini, nè pareva che volessero far sosta; ma ogni giorno montavano in più ferocità, e più gente ancora arrestavano. Frattanto uno dei detenuti creduto colpevolissimo viene indotto da un altro imprigionato insiem con lui a dinunziare i complici (fosse vero o no , che vi sono congetture prò e contro , e nessuno nè allora nè poi può dir nulla di certo intorno ai rei del misfatto}, e ve lo induce col dirgli che anche non reo doveva prendere l' impunità e salvarsi, e liberare la città dai presenti sospetti ; essendoché più sicuramente egli avrebbe salvezza confessando con l' impunità, di quello che negando subire il giudizio. Allora egli scuopre sè ed altri rei del fatto de’Mercuri ; e il popolo ateniese contento d’aver saputo il vero , come credeva, laddove prima era indispettito del non conoscere gl' insidiatori del governo democratico, mise subito in libertà il delatore e con esso tutti gli altri da lui non accusati. E fatto il giudizio degl’ incolpati, uccisero tutti quelli che poterono arrestare, e bandirono una taglia per chi ammazzasse quelli che condannati a morte erano fuggiti. In questo modo restò incerto se i giustiziati furono o no puniti ingiustamente ; nulladimeno il rimanente della città ne risentì evidentissimo vantaggio.