Book 6
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Il giorno dopo questa notte gli Ateniesi fecero la rassegna delle soldatesche ; e già di soppiatto al nemico da Catana erano approdati con tutta l’armata ad una terra detta Leone, distante da Epipole sei o sette stadii, ove sbarcarono la fanteria; e colle navi fermaronsi a Tapso che è una penisola in un angusto istmo e sporge verso l’alto, ed è poco lontana da Siracusa sì per la via di terra che di mare. Pertanto l’esercito navale degli Ateniesi in Tapso afforzato l’istmo con palizzata stavasi quieto : ma le genti da piè marciavan subito correndo verso Epipole, e furono in tempo a salirvi dalla parte di Eurìelo prima che accortisene i Siracusani vi arrivassero dalla praterìa ove facevasi la rivista. E sebbene per arrivare dalla prateria a quel luogo vi fosse uno spazio non minore di venticinque stadii, nondimeno ciascuno vi accorse il più frettolosamente possibile, e in ispecie Diomilo co’suoi settecento. In questo modo adunque i Siracusani, azzuffatisi disordinatamente e vinti nella battaglia presso Epipole, si ritirarono in città , perduto Diomilo con altri trecento in circa. Dipoi gli Ateniesi ersero trofeo, e con salvocondotto resero i morti ai Siracusani. Il giorno seguente scesi propio sotto la città, poiché i uemici non uscivano loro incontro , tornarono indietro e fabbricarono a Labdalo un battifolle che guardava Megara in cima a quei dirupati , per avere un deposito di bagagli e provvisioni, caso che volessero avanzarsi per combattere o per edificar fortificazioni.