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Ἱστορίαι

Ἱστορίαι Thucydides

Book 7

25 Dopo questi fatti i Siracusani spediscono dodici triremi sotto il comando di Agatarco siracusano. Una di esse andava nel Peloponneso conducendo ambasciatori che doveano dar conto come le cose loro piegavano a buona speranza, e sollecitare che con più calore si facesse la guerra ad Atene. Le altre undici, sentito che per gli Ateniesi erano in corso de’ navigli carichi di roba, si indirizzarono alla volta d’Italia; ed incontrati quei navigli ne rovinarono la maggior parte, e quindi nella campagna di Caulonia abbruciarono il legname da costruzione che era in pronto per i nemici. Dipoi passarono ai Locrii ; e mentre erano alla rada vi approdò una nave oneraria recando dal Peloponneso i soldati gravi dei Tespiesi, che dai Siracusani furono fatti salire sulle triremi, e marina marina tornavano a casa. Gli Ateniesi che presso Megara stavano in osservazione con venti navi , si impadroniscono d’una di queste triremi nemiche e della gente che vi era sopra; ma non poteron prender le altre che scapparono a Siracusa. Colà successe un leggero combattimento nel porto per conto delle palizzate che i Siracusani aveano ficcate nel mare dinanzi agli antichi arsenali, acciocché dentro a qUèlle le navi loro avessero stazione , e gli Ateniesi, qualora navigassero contro queste f non potessero assalendole danneggiarle. La cosa pertanto andò cosi. Gli Ateniesi accostarono a quelle palizzate una grossissima nave fornita di torri di legno e di castelli ; e di sulle chiatte allacciavano i pali e con gli argani li tiravano e li troncavano, e notando sott’acqua li segavano. I Siracusani dagli arsenali «cagliavano dardi, e quelli della nave facevano altrettanto ; e finalmente gli Ateniesi tolsero la maggior parte dei pali. Il più difficile era il levar quelli della palizzata coperta dall’ acqua , poiché aveano ficcato alcuni pali che non «porgevano sopra il mare; e l' inoltrarsi (non potendo vederli innanzi ) portava pericolo di urtarvi colla nave come in uno scoglio : ma alcuni palombari presi a soldo entravano sotto e segavano anche questi. Nonostante i Siracusani ve li ficcarono di nuovo. E di più (come era da aspettarsi tra due eserciti vicini e schierati di fronte) molti nuovi artifizi inventavano gli uni contro gli altri, e facevano scaramucce ed ogni maniera di tentativi. I Siracusani poi spedirono alle città di Sicilia un’ambasceria di Corintii, Ambracioti e Lacedemoni annunziando la presa di Plemmirio , e la battaglia navale'; circa la quale dicessero che non tanto erano stati vinti per forza de'nemici, quanto pel proprio disordine ; e dichiarassero che quanto al rimanente aveano buone speranze : e le pregassero a voler recar loro soccorso con navi e genti da piè, attesoché vi si aspettasse un altro esercito ateniese, l’arrivo del quale se si potesse prevenire con la disfatta di quello che attualmente vi era , sarebbe finita la guerra. Tale era lo stato delle soldatesche di Sicilia.

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