Book 8
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Partiti da Deio i legati de quattrocento già spediti a Samo per attutire ed informare l’esercito, vi giungono quando v’era presente Alcibiade; e tenutasi adunanza si sforzavano di pigliar la parola. I soldati da prima non volevano udirli; e gridavano che si uccidessero i disfacitori dello stato popolare : ma poi quetatisi s' indussero ad ascoltarli. Allora i legati annunziavano che la mutazione del governo non era stata fatta a perdizione ma a salvezza della Repubblica, e non per darla in mano ai nemici, ai quali si sarebbe potuta dare quando e’l’assalirono essendo in carica i quattrocento ; che a tutti toccherebbe la sua volta di entrare nel numero de’cinquemila ; che i loro congiunti non erano insultati (siccome avea calunniosamente riferito Cherea), e non che ricevessero alcun male, stava ciascuno di essi al suo posto padroni de’propri beni. Molte altre cose poi aggiunsero a queste che non furono punto meglio udite dai soldati, i quali invece s’infastidirono, e proponevano chi un partito, chi un altro , e specialmente quello di navigare contro il Pireo. Allora fu che Alcibiade riscosse la opinione d’aver il primo e non meno di qualunqu’altro giovato alla Repubblica. Conciossiachè, essendo risoluti gli Ateniesi di Samo di navigar contro quelli d’Atene (nel qual caso i nemici a dirittura avrebber sicuramente occupato la Ionia e l’Ellesponto), egli ebbe il vanto di essersi opposto a quella furia, nella quale nissuno sarebbe stato atto a contenere la moltitudine; distolse l’esercito da quella mossa, e garrì e represse quelli che si versavano contro ai legati. I quali egli medesimo rimandò con questa risposta; che non impedirebbe a’cinquemila di ritenere il governo , ma che ordinava loro di deporre i quattrocento, e di rimettere come prima il consiglio de’cinquecento. Se poi per economia fosse stata fatta qualche riforma, ad oggetto che i soldati fossero meglio pagati, in ciò li lodava sommamente. Del resto li confortava a tener il fermo e non cedere ai nemici ; perciocché, mantenendosi salva la Repubblica, vi era molta speranza di accomodarsi tra loro ; ma una volta che una delle due parti, o quella di Samo o quella d’Atene soccombesse, non vi resterebbe più nemmeno con chi rappacificarsi. Trovavansi presenti a questo dibattimento anche gli ambasciatori degli Argivi, i quali promettevano di soccorrere i popolani ateniesi che erano in Samo. Di che Alcibiade, colmatili di lodi, disse loro che si dovessero presentare quando fossero chiamati, e cosi li accomiatò. Questi Argivi erano venuti a Samo con quei della nave Paralo, i quali al tempo soprallegato erano stati destinati dai quattrocento a volteggiare intorno all’Eubea con una nave da trasporto, e doveano condurre a Sparta per parte de’quattrocento gli ambasciatori ateniesi, Lespodia, Aristofonte e Melesia. Se non che quando navigando furono presso ad Argo arrestarono gli ambasciatori, e come principali sovvertitori dello stato popolare li consegnarono agli Argivi. Né già ritornarono ad Atene, ma conducenda seco gli ambasciatori, da Argo arrivarono a Samo colla nave sulla quale erano.