Kitap 2
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Di qui ornai incomincia là guerra degli Ateniesi e Peloponnesi, e dei loro scambievoli alleati, nel processo della quale non praticavano più tra loro senza il Caduceo ; ma intrapresa che l' ebbono, guerreggiavano continuamente. Ella è esposta, secondo l’ordine dei fatti accaduti, per estati e per inverni.
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La tregua dei trent9 anni, fatta dopo la presa di Eubea, dvea durato quattordici : ma nel decimoquinto, essendo Criside già da quarantott’ anni sacerdotessa in Argo, Enesio eforo in Sparta, e Pitodoro ancora per un bimestre arconte in Atene, sei mesi dopo la battaglia di Potidea, al cominciar della primavera poco più di trecento Tebani, guidati da Pitàngelo figliolo di Filida, e da Diemporo di Onetoride, ambidue Beotarchi, sul primo sonno entrarono armati in Platea della Beozia, città confederata con Atene, invitati da alcuni Plateesi che apersero loro le porte (ciò furono Nauclide e i suoi partigiani), i quali a procacciarsi potenza, volevano trucidare i cittadini della fazione contraria, e soggettare la città ai Tebani. La trama riuscì, favoreggiandoli Eurimaco figliolo di Leonziade, personaggio potentissimo in Tebe: perocché i Tebani, prevedendo insorgerebbe la guerra , innanzi che ella manifestamente scoppiasse, e mentre ancora durava la pace, bramavano preoccupare Platea città mai sempre loro nemica. Il perchè, non essendovi di prima posta guarnigione , agevolmente e non avvertiti vi entravano : e fermatisi armati nella piazza, non vollero, secondo che gli confortavano quci che li avevano introdotti, venir subito ai fatti ed investire le case dei nemici. Erano anzi di avviso di usare gride discrete, e piuttosto indurre ad amichevole accomodamento la città, stimando che per queste maniere ella si sarebbe più facilmente accostata alla loro parte. Promulgavano adunque per il banditore , che qualunque , conforme la patria usanza di tutti i Beozii, volesse entrar nella lega, prendesse le armi coi Tebani.