Kitap 2
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Gli altri Tebani poi che col corpo dell’esercito dovevano giugnervi prima che finisse la notte, caso che per gli entrati andasse qualche cosa in sinistro, udito per via l' accaduto ( già che Tebe è distante da Platea settanta stadi) si avanzavano per soccorrerli. Ma l’acqua caduta nella notte li rese più lenti nel cammino ; imperocché il fiume Asopo aveva menato gran corrente, ed era difficile guadarlo. Marciando pertanto con la pioggia, e passato il fiume a gran pena, arrivarono troppo tardi, quando già quei di dentro erano stati parte trucidati, parte fatti prigioni. Appena i Tebani riseppero ciò, pensarono di tendere agguati ai Plateesi che erano fuori di città ; conciossiachè , come suole intervenire in un disastro inaspettato ed accaduto duranti le tregue, la gente con le masserizie era sparsa alla campagna. Era anche loro intendimento , ove arrestassero qualcuno , di ritenerlo in iscambio dei loro rimasti prigioni in città, posto che alcuno sopravvivesse. Ciò andavano ravvolgendo nell’animo : ma i Plateesi, mentre che costoro stavano tuttora deliberando, vennero in sospetto di ciò che poteva accadere, e temendo per quei di fuori, spedirono un araldo ai Tebani , richiamandosi dell’ ingiuria fatta loro per aver tentato di occupar Platea in tempo di tregua, ed intimando non malmenassero le cose di fuori : altramente, soggiugnevano, ucciderebbono quei di loro gente che ritenevano vivi, dove, ritirandosi dal territorio, li restituirebbero. In questa guisa raccontano il fatto i Tebani, e dicono che i Plateesi vi aggiunsero il giuramento. I Plateesi, all’opposto , non convengono d’aver promesso di rendere addirittura i prigionieri, ma solo quando nell’abboccamento che doveva tenersi prima tra loro si fossero, in qualche modo, trovati d' accordo ; e negano d' avervi aggiunto il giuramento. Comunque sia, i Tebani si ritirarono dal ter» ritorio, senza averlo punto danneggiato. E i Plateesi, introdotto prima frettolosamente in città tutto ciò che era in campagna, ammazzarono subito i prigioni i quali erano cent’ottanta, tra questi Eurimaco con cui avevano condotto il maneggio quei che volevano tradir la patria.