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Ἱστορίαι Thucydides

Kitap 2

65 Con tal ragionamento cercava Pericle di rimuovere da sè la collera degli Ateniesi, e divertirne la mente dalle presenti calamità : essi quanto alle cose importanti al pubblico concorrevano nella sentenza di lui ; non più spedivano legati ai Lacedemoni, e con più ardore inchinavano alla guerra, benché afflitti in privato pei mali che soffrivano. Querelavansi i poveri in vedendosi spogliati anche di quel poco avevano al cominciamento della guerra ; i ricchi avendo perdute le belle possessioni di campagna ed i preziosi mobili, e soprattutto perchè avevano guerra in cambio di pace. Nondimeno lo sdegno universale contro Pericle non si calmò, sinché non lo ebbero condannato ad una multa pecuniaria : ma poco dopo, al solito del popolo , Io elessero nuovamente generale , ed a lui commisero gli affari della Repubblica. Erano già divenuti più insen^ sibili pei privati disastri, e d’altronde avevano di lui gran concetto pei bisogni dello stato : poiché mentre in pace ebbe il governo della Repubblica, la reggeva con moderanza, la conservava sicura, e sotto lui ella pervenne all’auge della potenza : e quando poi insorse la guerra , fu palese anche in questa come egli ne avesse preconosciute le forze. Sopravvisse trenta mesi, e dopo la sua morte fu anche meglio riconosciuto il suo antivedimento in fatto di guerra. Ed invero egli prediceva vittoria, solo che standosi quieti attendessero alla marina , senza mettere a repentaglio la città stessa col cercare d’ampliarne il dominio durante la guerra ; laddove essi fecer tutto il contrario non solamente in questo , ma anche nelle cose che parevano impertinenti alla guerra ; perchè guidati ognuno da privata ambizione e dal proprio guadagno, regolarono malamente per aè e per gli alleati le faccende politiche. Se alcuna cosa a vea buon successo, l’onore ed il vantaggio era tutto pei privati; se andava in sinistro, ne pativa la Repubblica rispetto alla guerra che sosteneva. Ciò procedeva da questo, che , Pericle potente per dignità e per senno e manifestamente incorruttibile d’animo , conteneva con liberali modi la moltitudine, guidandola più presta che esser guidato da lei ; perciocché non avendo acquistato autorità con pratiche indecenti, non era mai che parlasse per andarle a compiacenza; anzi godeva egli tal reputazione da contradirla animosamente. Di che se vedesse i cittadini imbaldanzire intempestivamente per checché fosse, sapeva colla parola attutarne l’orgoglio e ridurli a temenza ; se per contrario inviliti senza ragione, rilevarli al coraggio : cosicché il governo era in apparenza democratico , ma in sostanza reggimento di un personaggio primario. Ma i posteriori a lui, essendo più alla pari tra loro , ed aspirando ciascuno al primato , si volsero a secondare il popolo , e a rallentare il governo dello stato. Questi disordini (com’era da aspettarsi in città grande e dominante) oltre molti altri errori, partorirono anche quello della spedizione navale in Sicilia ; il quale non vuoisi tanto attribuire al difetto di cognizione delle forze dei popoli contro cui s\ andava, quanto a colpa dei magistrati che tale spe dizione ordinarono ; i quali non che brigarsi di conoscere ciò che potesse esser utile alla gente che vi andava f per le loro gare di primeggiare nel popolo, non solo infievolirono le operazioni di quell’armata, ma ancora causarono che lo stato della Repubblica, diviso in varie fazioni, andasse per la prima voiUi in iscompiglio. Pure nonostante la rotta avuta in Sicilia (ove oltre agli altri apparecchi di guerra, perderono la maggior parte della flotta) ; nonostante le parti che già regnavano in città , gli Ateniesi resisterono tre anni ai I^acedemoni loro primi nemici, a quei di Sicilia che si unirono con essi, di più agli alleati che si erano per la maggior parte ribellati, e finalmente a Ciro figliolo del re di Persia, venuto in rinforzo dei Peloponnesi, ai quali sommiuistrava il denaro per la flotta. Nè si diedero per vinti sinché inviluppati tra loro nelle private contese, non ebbero avuto l’ultimo tracollo. Tanto allora ricrebbe a favore di Pericle l’opinione d’aver egli preconosciuto i modi per cui la città d’Atene, senza difficoltà alcuna, avrebbe in questa guerra riportato vittoria su gli stessi Peloponnesi.

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