Kitap 2
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D’allora in poi vedendo i Peloponnesi essere inutili le macchine, ed alzarsi un contrammuro a rincontro del bastione, ebbero per d’impossibile riusc'mento l’espugnazione della città, atteso le difficoltà presenti, e si allestivano a cingerla di muro, giacché il circuito non era grande. Vollero pevò prima tentare, se levandosi il vento, potessero incendiarla, poiché immaginavano ogni maniera di prenderla senza la spesa di un assedio. Portavano adunque de ile fasulla di legne, e di sul bastione incominciarono dal gettarle nel vano di mezzo tra le mura e il bastione stesso , vano che coll' opra di tante mani fu presto ripieno. Corttinovarono poi a gettar legne dentro la città , fino alla distanza che potevano arrivare dall'alto ; poscia con fuoco, zolfo, pece che vi buttarono sopra, arsero le legne; e tale fu l’incendio che nUsuno mai sino allora ne aveva veduto uno simile suscitato a bella posta : perocché è noto che su i monti gli alberi delle selve , arruotati fra loro per i venti, hanno da per sé suscitato fuoco e fiamma. Grande fu quest’ incendio , e pochissimo mancò che i Plateesi, campati dagli altri pericoli, non ne restassero morti; avvegnaché dentro la città non era possibile avvicinarsi per lungo tratto ; e se si fosse aggiunto vento favorevole , come confidavano i ne^ mici, non arebbono potuto scamparla. Ora poi si racconta che cadde copiosa pioggia dal cielo, la quale spense l’incendio, e cosi cessò il pericolo.