Kitap 3
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I Plateesi ristretti insieme mossero dalla fossa, marciando per la via che mena a Tebe , avendo a destra il tempietto di Androcrate ; sì perchè reputavano che a nessuno sarebbe caduto nell’animo che e’ si voltassero per questa strada che menava a’ nemici, si ancora perchè vedevano che i Peloponnesi gl' inseguivano con fiaccole verso il Gterone ed i CapidiQuercia, per la via che mena ad Atene. Proseguirono i Plateesi per sei o sette stadii il cammino verso Tebe: ma poi voltatisi andarono ad Eritrea e Isia per la strada che porta al monte : e guadagnati i monti si condussero a salvamento in Atene dugento dodici soli del gran numero ; imperocché alcuni di loro tornarono in città prima di scalare il muro, ed un arciere fu preso nella fossa esterna. I Peloponnesi poi si tennero dall’ inseguirli e si rimisero al loro posto ; ed i Plateesi restati in città, che nulla sapevano dell’accaduto, ebbero dai tornati indietro la nuova che non era sopravvissuto nissuno : però appena giorno spedirono un araldo a far tregua per riavere i cadaveri ; ma informati poi del vero non si mossero. Così trovaron salvezza quei prodi Plateesi che superarono le fortificazioni.
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Sul cader dello stesso inverno Saleto lacedemone è spedito da Sparta a Mitilene con una trireme. Approdato egli a Pirra , di là a piedi, per un borro che menava dentro alle fortificazioni nemiche, entra inosservato in Mitilene; dichiara ai magistrati si assalterebbe TAttica, ed arriverebbero ad un' ora le quaranta navi destinate a loro soccorso : essere egli spedito innanzi a questo fine, ed insieme per provvedere a tutto il resto. Il perchè inanimiti i Mitilenei meno inchinavano ad accordare con gli Ateniesi, Cosi finiva questo inverno, e il quarto anno della guerra descritta da Tucidide.