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Ἱστορίαι Thucydides

Kitap 3

52 Circa il tempo stesso di questa estate i Plateesi, che non avevano più vettovaglia nè forze da sostenere l’assedio , capitolarono co’ Peloponnesi. La cosa andò iu questo modo. Avevano i Peloponnesi dato l' assalto alle mura , e quei di dentro non erano in istato di far fronte. Ma il generale spartano, tuttoché informato della loro debolezza , non voleva espugnar la città a viva forza , che tale era l’ordine di Sparta; perchè se mai restasse conclusa la tregua con gli Ateniesi , ed ambe le parti convenissero di restituire tutti i luoghi acquistati con l' armi, Platea non fosse di quelle da restituirsi, essendosi resa spontaneamente. Spedisce dunque un araldo a proporre loro, se volessero spontaneamente consegnare la città agli Spartani ed accettarli per giudici ; protestando che punirebbero i rei, ma nissuno però senza giuridico processo. Tale fu la proposizione dell’ambasciatore : ed essi, perocché erano all’estremo , consegnarono la città. I Peloponnesi somministrarono vettovaglia a’ Plateesi per alcuni giorni, finché arrivarono da Sparta cinque giudici, alla venuta dei quali non fu proposto alcun capo di accusa ; ma citati i Plateesi fecero loro soltanto questa domanda : « Se da che era incominciata la guerra avesser reso qualche servigio ai Lacedemoni e loro alleati ». Rispondevano essi, domandando licenza di poter parlare alquanto lungamente , e produssero a loro nome Astimaco figliolo di Asopolao, e Lacone di Aimnesto pubblico ospite di Sparta ; i quali presentatisi parlarono cosi :

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