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Ἱστορίαι Thucydides

Kitap 6

19 Con tanto calore parlò Alcibiade : e gli Ateniesi udito lui e le domande degli Egestei e de’fuorusciti Montini, che fattisi avanti rammentavano loro le giurate convenzioni ed imploravano soccorso, molto più di prima s’invogliarono della spedizione. Di che Nicia avvistosi che con quelle sue medesime ragioni non li potrebbe più distorre, ma che forse, se ordinasse molti apparecchi, la grandiosità di questi farehbe loro mutar pensiero , di nuovo presentatosi ad essi parlò così :
20 « Poiché, o Ateniesi, vi vedo al tutto infiammati per la spedizione, riescano pur le cose come bramiamo ; ma io voglio al presente esporvi la mente mia. Le città contro le quali siamo per andare, a quel eh’ io ne so d’udita, sono grandi e tra loro indipendenti, né cercano mutazione onde ciascuna da violenta servitù possa volenterosa passare a più mite governo ; ed essendo molte per un’isola sola, e molte di queste greche, non vorranno probabilmente gradire il nostro impero invece della libertà. E senza parlare di Nasso e Catana ( che per la parentela de’Leontini spero saranno con noi), ve ne sono altre sette di tutto fornite colla massima conformità al nostro esercito, e tra queste non ultime sono Selinunte e Siracusa, contro le quali principalmente navighiamo. Imperocché hanno esse molti soldati gravi, ed arcieri e saettatori, e jnolte triremi, e numerose ciurme da empirle: hanno denari parte in proprio, parte nei templi di Selinunte ; e i Siracusani riscuotono tributo in generi da alcuni barbali. E quello in che di gran lunga elle ci avanzano, sono provviste di molti cavalli, ed usano frumento proprio non portato di fuori.

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