Kitap 7
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Ed i Lacedemoni, siccome innanzi avevano risoluto , si preparavano ad invader l’Attica, confortati a ciò da’Siracusani e da’Corintii fin da quando ebbero nuova del soccorso ateniese per la Sicilia , perchè appunto venisse frastornato da quella invasione. Medesimamente Alcibiade anch’egli insisteva e gli avvertiva che munissero Decelia, e non rallentassero la guerra. Ma principalmente si rinvigorirono i Lacedemoni riflettendo che gli Ateniesi inquietati da doppia guerra contro loro e contro i Siciliani, più fàcilmente potrebbero opprimersi, e stimando che fossero essi stati i primi a rompere la tregua. Laddove nella precedente guerra la trasgressione era stata piuttosto di Sparta, essendoché i Tebani erano andati contro Platea stante la tregua : e sebbene nelle prime convenzioni fosse detto che non si portassero le armi contro chi volesse starsene al giudizio, essi non avean dato retta agli Ateniesi che a quell’articolo li richiamavano. E per questo pensavano dii? meritamente avessero avuta contraria la fortuna, e si recavano a coscienza la disgrazia di Pilo e tutte le altre che erano loro incontrate. Da che però gli Ateniesi fatlo vela con trenta navi aveano dato il guasto ad alcune terre di Epidauro e di Prasia e ad altri luoghi, ed uscendo da Pilo praticavano il ladroneccio; e da che, ogni qualvolta sorgevano delle differenze sopra alcuni articoli controversi nelle tregue, non avean voluto rimettersi nel giudizio a che i Lacedemoni li invitavano, allora questi stimando esser al contrario ricaduta negli Ateniesi la trasgressione onde prima erano essi rei, si inanimirono per la guerra. E in quest’inverno richiedevano ferramenti a tutti gli alleati, ed apparecchiavano gli altri strumenti per munire Decelia , ed insieme procacciavano da sè stessi soccorsi da mandarsi in Sicilia sulle navi da carico , ed astringevano gli altri Peloponnesi a fare altrettanto. Cosi finiva l’inverno e l’anno diciottesimo di questa guerra descritta da Tucidide.